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"200 bpm"

Znõrt! è l’ultimo frutto del percorso musicale e creativo di Aldo Moriani e Gio Martinello (rispettivamente voce e chitarra della lunga e produttiva esperienza Ematoma - 2 demo e 2 cd autoprodotti): un progetto stimolato e generato dall’incontro dei due con il bassista Keivan Noamouz, da cui prende vita il demo 200 bpm - autoproduzione di dieci pezzi - registrato e mixato in collaborazione con la Geko Music.
Quella degli Znõrt! – la scelta del nome è un omaggio al mitico fumetto degli anni ’80 Ranx Xerox, di Stefano tamburini e Tonino Liberatore – è una ripartenza improntata dalla sperimentazione elettronica calata sul tradizionale universo sonoro metal-core, che dei tre ragazzi rappresenta la radice musicale ed espressiva.
Nel caso degli Znõrt! la ricerca di sonorità ibride crea una miscela dura ed esplosiva. Campionamenti e drum machine sono uniti a chitarre crude e bassi rugginosi, creando, seppure in un susseguirsi altalenante di tempi pari e tempi dispari, uno sfondo ritmico omogeneo, squarciato dalla voce graffiante e scomoda di Moriani. I riff sono tirati come pugni; i testi, in italiano, martellantemente gridati - a voce alta, senza bisogno di scream o growl: il cerchio si chiude nella forma di una poetica solida e tagliente come la strada, che partorisce una musica vulcanicamente fredda, provocatoria, scontrosa e scorbutica, quanto viscerale e vera.
In seguito alla registrazione del demo si unisce al gruppo il batterista Emanuele Taddei, che si integra subito e arricchisce notevolmente l’impatto del gruppo soprattutto dal vivo, sul palco, dove gli Znõrt! danno sicuramente il meglio.
Siamo insomma di fronte ad uno di quei gruppi che sanno esprimere una rabbia non trattata, non edulcorata dalla necessità di un risanamento modernista di poetica e sonorità. Questa band va amata o odiata per quello che rappresenta e senza mezzi termini. All’ascolto del demo non ci si può accostare con un atteggiamento di qualunquismo: si rischia di giudicarli con superficialità. Chi oggi parla come loro non può che farlo per un intima conformità tra ciò che si suona e ciò che si è.