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08-11-2005
Znort!
200 bpm
di Marcello Munari
E’ variegato ma sostanzialmente misconosciuto, il macrocosmo minerale
nostrano. Se hai stile e bile da vendere, però, una nicchia
felice ti spetta di sicuro.
I fiorentini Znort lavorano il metallo. Buoni artigiani con un piede
nella tradizione e l’altro nella modernità. Meglio così.
Meglio non limitarsi alla sola materia grezza o stantìa. Giusto
invece plasmarla e rifinirla, perché il rischio è restare
imitazione di un antico modello. Ecco allora campionamenti ed effetti
di varia natura. Scorribande elettriche a spartirsi la scena coi tessuti
elettronici. Soluzione utile (o abile camuffamento), a scongiurare
in parte il riferimento più immediato: Pantera (ma forse il
quartetto toscano ne sarebbe onorato).
Sound barrier invalicabili. Batteria galoppante e drum machine che
pare un treno sparato sui 300 orari. Di tutto rispetto il cantato
di Aldo Moriani: ringhiosa isteria al servizio di corde vocali cristalline.
Gli umori son pessimisti, negativi secondo copione. Gli scenari apocalittici,
in preda alla desolazione. Massimo comun denominatore un livore gridato
a un mondo che non sa cambiare (e se cambia, lo fa in peggio), nient’altro
che l’amara constatazione di una realtà grigia e opprimente.
Metal core, questo significa per me: portare alle estreme conseguenze
il lato rabbioso del manifesto punk. Meno rassegnazione e nichilismo,
più furore e malcontento.
La scelta della lingua italiana è onesta. Certi messaggi devono
arrivar chiari, diretti. Esemplare, “Peste occidentale”: “plastiche
e bisturi dilagano, perchè il bisogno d’apparire per poter
essere / è peste occidentale, terreno fertile, non lascia scampo,
e tutto è solo immagine”. Oppure “Macerie”: “E’ la realtà,
qui non puoi respirare, costretti a correre, veloci. E’ la realtà,
qui non puoi più sperare, costretti a mordere, rabbiosi”. O
ancora “Firenze 1985”, pezzo fulminante, azzarderei grind, vera e
propria invettiva contro la città natale: “Ma vaffanculo, è
uno schiaffo alla miseria, questa città assassina, ci ammazzerà,
seppellendoci di noia e d’eroina”. Testi che fendono, musicisti che
menano.
Bazzico poco il metal, ma confesso che ascoltare gli Znort è
stato piacevole.