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ZNORT!

200 bpm (10 tks)

Recensione di Marco Gallarati


Nascono dalle ceneri degli Ematoma, band underground con all’attivo due demo e due dischi autoprodotti, questi Znõrt!, nuovo progetto del cantante Aldo Moriani e del chitarrista Gio Martinello. Con in formazione anche il bassista Keivan Noamouz, ed ora completati dal drummer Emanuele Taddei, gli Znõrt! suonano un metal-core particolarmente ignorante ed ortodosso, figlio diretto dell’hardcore anni ’90 e dell’old-school hardcore e poco ammorbato da nu-metal e sonorità moderne. Nonostante la band cerchi di mettere in risalto le sperimentazioni elettroniche e l’utilizzo della drum-machine, questi particolari non hanno più di tanto peso nella formulazione del giudizio su questo buon demo d’esordio. Infatti, in “200 bpm”, l’elettronica è mantenuta in disparte, messa in gioco in rari momenti, peraltro introduttivi o “di passaggio”, mai connessi alla struttura centrale dei brani, e la drum-machine sembra solo programmata quale mera sostituzione di un batterista in carne ed ossa, in quanto le tracce sono ritmicamente molto quadrate e piuttosto semplici. Comunque, i dieci pezzi presentati con questo lavoro (al limite del full-length, si potrebbe dire) sono validi, grazie soprattutto alla loro relativa semplicità e alla loro già citata “quadratura”: la chitarra di Gio Martinello macina riff cadenzati e/o martellanti, via di mezzo ideale tra il metal-core prima maniera, il thrash americano e i riff “panterosi” di “Vulgar Display Of Power” (anche i suoni della sei-corde ricordano molto quelli usati da Terry Date per quel disco, soprattutto se li abbassiamo di volume). Azzeccata l’idea, da parte degli Znõrt!, di interpretare i testi in lingua madre: Aldo è molto bravo a creare delle buone metriche e a sviluppare argomenti interessanti e meno scontati di quanto sembri. Il suo timbro aggressivo, poi, senza sfociare mai in grida o grugniti, è chiaro e comprensibile e, per chi non si fa problemi ad ascoltare brani in italiano, potrebbe essere una bella scoperta. Fra le tracce migliori, citeremmo “Nebbia”, la massiccia “Macerie”, “Maidominoi”, inno alla mentalità hardcore, e la brevissima (venticinque secondi) “Firenze 1985”, vero tributo alla passata scena del genere. Un buon demo, quindi, per un gruppo dall’attitudine giusta, anche se assolutamente non innovativo. Per la vecchia guardia...